Il primo anno di ricostruzione di una casa di montagna, in due parti: dall’acquisto ai primi lavori, poi il cantiere e l’inverno. Il racconto e le foto sono quelli pubblicati su Instagram, su @s3nteri.
2025 · Parte 1 – L’azzardo
Il 2025 è stato decisamente un anno folle! In mezzo a tutti i progetti a cui ho collaborato (Station for Transformation, Microscapes, ecc.), chi mi conosce sa che tutte le mie energie sono state investite nell’acquisto e nei lavori di ricostruzione, di quella che da maggio 2025 è diventata ufficialmente casa mia.
Non avevo assolutamente i numeri per riuscire ad affrontare da solo una ristrutturazione così importante, ma ormai avevo scelto, e qui sta la vera follia… tutto questo progetto infatti è nato sotto il segno dell’azzardo!
La prima parte dell’anno l’ho passata a computer a smazzarmi un sacco di lavoro extra per riuscire ad avere i soldi per l’acquisto (in fase di proposta ho millantato di avere il doppio di quello che avevo realmente). Dopo il rogito e la fine delle lezioni a scuola, ho finalmente iniziato a dedicarmi alla mia nuova casa, l’inizio dell’estate l’ho passato pulendo e sistemando in vista del trasloco. Dei quattro piani di casa, il primo piano era quasi abitabile (piccolo dettaglio il bagno era stato demolito…), mentre gli altri tre piani erano disabitati da almeno trent’anni.


Da metà luglio è iniziato ufficialmente il mio presidio, prima in forma di campeggio poi via via sempre più verso un accampamento “stabile”. Ho passato l’estate bonificando gli altri tre piani e l’esterno: una giungla di lavori necessari per preparare lo spazio all’arrivo del cantiere, tra cui debellare un’infestazione di vitalba che stava soffocando il noce, il frutteto e parte delle vigne.
Parallelamente ho contattato “quasi tutti i tecnici della Vallagarina” (architetti, ingegneri, geometri, geologi, elettricisti, idraulici…) per far quadrare l’inizio dei lavori, compilando bandi, bonus e incentivi per riuscire a pagare tutto. Sì perché intanto la stima dei lavori rispetto a inizio anno era già cresciuta di un bel po’, e le vere sorprese dovevano ancora arrivare.
Poi sono partiti i lavori e lì la follia è iniziata per davvero, ho vissuto quattro mesi in cantiere. Per raccontarvi questa storia ho deciso di creare @s3nteri, dove vi racconterò questa follia passo passo…
2025 · Parte 2 – Il cantiere
E rieccoci… vi avevo lasciato a fine agosto con l’inizio dei lavori, dopo le demolizioni sono arrivate le prime brutte notizie: tutte le armature dei solai compresa la terrazza sono fatte con ferri della guerra, filo spinato usato per le trincee della prima guerra mondiale. Una volta finita la guerra, vista l’ampia reperibilità, è diventato il ferro principale per le costruzioni di edilizia popolare delle valli trentine.
L’altro problema è la qualità delle malte usate nella costruzione che i muratori definiscono “sabbiom”, ossia la quantità di cemento e malta usata per impastare la sabbia è davvero bassa. Niente di nuovo in realtà, visto che nel primo dopoguerra era piuttosto comune costruire in questo modo, quello che speravo è che la terrazza costruita invece negli anni ’70 avesse invece dentro dei ferri da armatura più seri.
Se fino a quel momento si pensava di riuscire a tenere il solaio della terrazza rinforzandolo da sotto, in quel momento è stato chiaro che l’unica strada percorribile era demolirla e ricostruirla completamente. Il primo passaggio però è stato quello di fare in modo che il piano sotto avesse tutto lo stesso livello, visto che le diverse stalle prima avevano pavimenti ad altezze diverse. Fatto questo sono stati montati i cristi per armare la nuova soletta della terrazza che poi è stata impastata e gettata a mano.
Dopo la terrazza è arrivato il momento della scala che unisce i quattro piani della casa, anche qui gettare a mano è stata una follia, soprattutto gli ultimi piani dove per far arrivare i secchi lavoravamo in quattro con due arganelli, di cui uno manuale per arrivare all’ultimo piano.



E intanto è arrivato il freddo e l’inverno era alle porte, io ho vissuto tutto questo periodo accampato in casa/cantiere dividendomi tra il lavoro a scuola e i lavori a casa (oltre ai miei vari progetti tipo Microscapes che ha debuttato a novembre o le riprese del progetto Station for Transformation).
In quel momento la follia che stavo vivendo ha raggiunto l’apice, quando hanno smontato il tetto vecchio e ha iniziato a piovere prima e poi a nevicare, la ditta si è spostata su un altro cantiere e io sono rimasto senza tetto ad asciugare le solette con un aspiraliquidi per due settimane.
Per fortuna ai primi di dicembre hanno iniziato i lavori per la struttura del nuovo tetto e per Natale era su assieme al primo strato di isolazione!
Al piano dove abitavo avevo ancora i vecchi serramenti pieni di spifferi e in quel periodo scaldare casa era davvero impossibile, tanto che la mattina mi svegliavo con massimo 8°, con l’umidità che superava il 70%. Ho passato gli ultimi giorni dell’anno in questa situazione estrema prima di ammalarmi e decidere che era giunto il momento di interrompere il mio folle presidio.
La storia continua su Instagram: @s3nteri.

